Quando nascono i vulcanisti

I Vulcanisti nascono nel febbraio del 2000 sulla scia del dibattito sorto intorno all'affermazione delle teorie mitomoderniste. Il primo nucleo del movimento si forma tra alcuni soci della "Tesoriera", tempio torinese del mitomodernismo, con l'intenzione di elaborare un'istanza in grado di contemperare la forza della nuova linea estetica, madrina di una nuova epoca simbolista, con la vocazione della città subalpina, di capitale del postmodernismo italiano. La prima distinzione, e forse la piú connotante, è, pertanto, rintracciabile nel concetto di "Verità" e soprattutto di arte come creatrice, e non piú come esperienza, di verità.

La fucina vulcanista

Fucina del nuovo movimento è l'antologia "Alexandros", che convenzionalmente viene chiamata "catalogo vulcanista", in cui sono confluite le prime energie dei numerosi autori.
All'interno di questa raccolta si trovano opere che delineano già chiaramente le caratteristiche tecnico-stilistiche del gruppo:
1) ampio utilizzo dell'immagine come strumento principe di comunicazione;
2) diffuso impiego di differenti caratteri tipografici, che creino una sensazione di movimento del testo;
3) sfruttamento di tutti i piú recenti strumenti forniti dall'elaboratore elettronico.

La pittura e la scultura virtuale; il fumetto.

In campo artistico perdono definitivamente il proprio ruolo pennelli e scalpelli, per lasciare il proprio posto al mouse per la pittura (Polastri) e la scultura (R. Delsanto) virtuale, mentre la matita e i pennarelli diventano fondamentali per fare letteratura attraverso le immagini. Proprio il fumetto (Bonis), infatti, diventa una delle espressioni letterarie piú gradite da questo movimento, che non disdegna fondere segni e disegni, vocaboli e figure.
In generale la pittura, la scultura e l'illustrazione (Paolini) prediligono soggetti letterari.

La fotografia

Anche la fotografia (Miscoria) cerca nuovi spazi e nuove prospettive, con la segmentazione delle immagini, che creano talvolta nuove e sorprendenti prospettive. Le foto chimiche o quelle digitali vengono quindi tagliate elettronicamente, per ottenere maggiori livelli di contrasto ed ottimizzare la centralità simbolica del soggetto prescelto.

La narrativa

Anche nelle sceneggiature (Cagliuso, Crivello, M. Delsanto) e nei racconti (per il movimento il racconto lungo soppianta il romanzo, in funzione del principio di leggerezza dell'opera), l'elemento simbolico diventa fondamentale, e non è raro lo sconfinamento nel fantastico (Cagliuso, Pellegrini) e nella favola (Klein). Si potrebbe parlare di una sorta di "realismo fantastico" di calviniana memoria. Il discorso diretto tende, infine, a staccarsi in modo netto dalle parti esclusivamente narrative.

La poesia figurativa

La poesia diventa "figurativa" (Girardi, Moisio, Polastri), facendo propria tutta la tradizione che dai carmina figurata medioevali, ai piú recenti Marinetti, Apollinaire, Govoni e Pasolini, ha voluto dare una forma piú facilmente interiorizzabile al testo scritto. Molti gli elementi mutuati dal ludosimbolismo, ma non mancano elementi di novità. Spesso, infatti, ci si trova di fronte a dei veri e propri paesaggi di parole. Salta, comunque, subito all'occhio il peso dato alle singole parole, solitamente figlie di un'ungarettiana brevità.

La moda

Fra le pagine del catalogo assurgono a vera e propria espressione artistica, anche quelle arti spesso definite "applicate" per distinguerle dai parenti piú nobili. Anche la moda (Donati) o la scultura vitrea (De Ambrogio) divengono, quindi, un mezzo di comunicazione con valenza artistica.

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